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Recensione di Luca Terlizzi per Valentina controvento, preceduta da un estratto.
«Sperduti ha scritto molto più di una tragicommedia. Ha scritto un dramma ridicolo, una tragedia buffa, una satira feroce e terribile quanto apparentemente inoffensiva.»

La lettrice rampante recensisce Un tebbirile intanchesimo e altri rattonchi.
«Tutti i brevi racconti che contiene sono all’altezza di quello che mi ha spinto ad acquistarlo. In ognuno di essi, Carlo Sperduti dimostra la sua incredibile, e non comune, capacità di giocare con le parole, con i loro doppi sensi e i loro significati […], dando vita a virtuosismi narrativi che rendono quasi inutile la presenza di una storia […].»

Lo Sturangoscia recensito su Italians do it better – books edition.
«Divertente, originalissimo, assurdo, spassossimo, una ventata di aria fresca che ci ricorda che nonostante siano stati pubblicati una marea di libri, si può ancora leggere qualcosa di diverso e particolare.»

Francesco Bove recensisce Sottrazione su L’armadillo Furioso.
«… Sperduti costruisce una serie di realtà parallele in cui non è difficile perdersi grazie a sfumature semantiche che arrivano sino al paradosso.»

Lo Sturangoscia su Unknown to Millions.
«Il carteggio tra i vari personaggi è surreale e delinea una storia sconnessa ma con una sua coerenza, tra società segrete, investigatori, meteorologi regrediti a selvaggi, e altre assurdità. Tutto si gioca sulla forza delle parole…»

Gabriele Sciuto recensisce Sottrazione su 84 Charing Cross.
«… Carlo Sperduti scrive avendo in testa una sua visione del mondo e della scrittura, direi una sua paradossale idea di quello che è la lingua: un meccanismo complesso che sulla strada della comunicazione arriva alla in-compresione sistematica…»

Adriano Ercolani recensisce Sottrazione e Lo Sturangoscia.
«Tra gli autori di racconti brevi emersi in Italia negli ultimi anni, Carlo Sperduti si impone come tra i più sottili e intelligenti.»
«… è una detonazione controllata a scopo dimostrativo, un monito beffardo e ineludibile sulla vanità della logica lineare, delle convenzioni temporali, dei condizionamenti culturali, delle trappole insite nel linguaggio stesso come indizi eclatanti dei buchi neri del pensiero.»

Mario Pacchiarotti recensisce Sottrazione su Pagine Sporche.
«Uno stile che potrà piacervi o meno, ma che, ci scommetto, sicuramente non passerà inosservato.»
«Carlo Sperduti gioca molto con le parole. Le manipola, ci gioca, ma se ne fa anche gioco. Così come gioca e si fa gioco di avvenimenti e varia umanità.»

Andrea Brancolini recensisce Sottrazione su Lankenauta
«… i racconti di Sottrazione sono divertenti, brillanti, acuti, delle schegge narrative che ti entrano sottopelle e che non hai poi molta voglia di togliere…»
«Sperduti sembra riuscire a fare ciò che vuole con la scrittura tanto che potrebbe finire col deludere chi legge nel caso di racconti appena sotto la sua media (che è più alta rispetto a quella di altri, per me); è uno scrittore equilibrista (un Philippe Petit narrativo?), surreale, umoristico, un giocoliere delle parole che in questa raccolta rende ancor più evidente come la lunghezza incida poco sulla qualità di un testo, mentre conti l’inventiva, la regola autoimposta con cui si lotta per oltrepassarla rimanendo entro i suoi confini, la capacità di giocare seriamente con i mezzi linguistici a disposizione.»

Rara Piol a proposito dell’incontro dedicato a Sottrazione tenutosi il 6 maggio 2016, presso la Libreria Ubik di Monterotondo, per la rassegna Librinfestival.
«È difficile, leggendo Sperduti, identificare uno schema narrativo ben preciso, proprio perché l’autore rifugge ogni tipo di struttura imposta dagli standard letterari. E le sue parole, come ben esprime la copertina di Sottrazione realizzata da Andrea Mongia, sono pezzi di uno spazio frammentato che non rispondono alla linearità della logica comune. E che non vogliono assolutamente farlo.»

Su Switch on Future, un estratto da Sottrazione e una recensione.
«Consigliato a tutti lettori che amano la creatività: questo è un libro che vi farà ridacchiare.»

Sottrazione recensito su LibrAngolo Acuto.
«Con un uso delle parole che definire attento è forse limitativo, Carlo dà vita a 34 racconti, posizionati all’interno della raccolta seguendo il numero di battute: si parte da 18233 battute e, a fine libro, si arriva a 163.
Una scelta che sì, può apparire azzardata e certamente un po’ stramba… ma che, credetemi, funziona alla perfezione.»

Caterina fu gettata secondo Simona Scravaglieri su Letture Sconclusionate.
«… la storia è decisamente gustosa, parte in sordina arriva a un punto quasi morto e stupisce alla fine con la sua chiusa un po’ paradossale.»

Claudio Bagnasco recensisce Sottrazione su Squadernauti.
«In Sottrazione, dunque, Carlo Sperduti prende risolutamente le distanze non solo da qualunque ipotesi narrativa tradizionale ma, in modo sempre più convinto (a mano a mano che i suoi racconti si rimpiccioliscono), persino da qualunque ipotesi di realtà intesa come sequenza causale di eventi.
Ogni ragionamento, in queste pagine, somiglia già a un intellettualismo; ogni interpretazione a un travisamento.»

Sottrazione recensito su Paper Moon.
«Sperduti gioca con le parole, traccia sentieri surreali e utilizza il linguaggio per intaccare tutto ciò che lo circonda, provocando distorsioni, fraintendimenti e pura libidine lessicale.»

Su Umbria Noise di aprile, Martina Pazzi consiglia Sottrazione.

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Sottrazione tra gli Scelti per voi della Libreria Feltrinelli di Largo Argentina a Roma.
«In un mondo in cui regna lo sproloquio, avremo sempre bisogno di autori che si divertono a far scricchiolare il guscio vuoto della forma.»

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Su ClaccaLegge, una recensione di Sottrazione e un’intervista.
«… a collegare i racconti tra loro non è una tematica precisa o dei personaggi particolari, quanto la sensazione surreale che tutto ciò che non potrebbe avere senso ha davvero un senso, un rincorrersi di paradossi logici, spaziali, temporali e persino culinari…»

Flavia Capone recensisce Sottrazione su Letture Metropolitane.
«Giocare con il linguaggio, mischiare i generi, aggiungere, tagliare, trasformare: questo è quello che fa Carlo Sperduti in questa serie di racconti, dal primo, il più lungo, all’ultimo, di sole 163 battute. Un gioco continuo nel quale trama e personaggi contano poco o niente, l’obiettivo è cogliere l’immenso potere delle parole e la loro versatilità.»

Simona Scravaglieri a proposito di Caterina fu gettata su Letture sconclusionate.
«Se uno parte dall’assunto che Sperduti, per definizione, non è mai se stesso non può che concludere che Sperduti sia coerente, in tutti i suoi scritti, con il suo io – narrativo, interiore e chi più ne ha più ne metta… »

Andrea Di Carlo recensisce Lo Sturangoscia su Mangialibri.
«I personaggi (…) si parlano, si prendono in giro, si raccontano, ma soprattutto si intrecciano in un vortice verbale ingarbugliato, che è perfettamente rappresentato dalle illustrazioni sparse nel libro, come dalla bella copertina, della bravissima Elisa Macellari.»

Un tebbirile intanchesimo e altri rattonchi su Parole Incartate.
«Un tebbirile intanchesimo e altri rattonchi è unico nel suo genere.»

Carla De Felice recensisce Lo Sturangoscia su Una banda di cefali.
«Una vera e propria avventura surreale e grottesca che inghiottirà pagina dopo pagina il lettore, che difficilmente riuscirà a chiudere il libro senza averlo finito.»

Gabriele Sciuto recensisce Ti mettono in una scatola su 84 Charing Cross.
«Carlo Sperduti gioca con il paradosso, linguistico e non solo, sviluppando un meccanismo narrativo di precisione che non si limita al puro divertissement. Sono storie scentrate che riesce a far stare in equilibrio lasciando il lettore in forse, per poi riservare la sterzata finale che non ti aspetti. I protagonisti sono figure al limite, fuori norma, che si trovano a fare i conti con un mondo da re-interpretare attraverso la logica, o per mezzo dell’immaginazione.»

Martina Pazzi scrive de Le cose inutili su Perugia on line.
«Un’inventiva linguistica, quella di Sperduti, che tende inevitabilmente al paradosso, all’esubero, al divertissement, a mo’ di Campanile. C’è tutto questo ne Le cose inutili, che cadono nella tutt’altro che vana, e anzi necessaria, frammentazione tecnico-letteraria e strutturale.»

Simona Scravaglieri segnala su Letture Sconclusionate, all’indomani di Più libri più liberi 2015, Caterina fu gettata (in nutrita compagnia).
«Si dice in corridoi sperduti, che questo libro stia per divenire un cult… almeno per gli estimatori dell’autore… Non posso dirvi altro, altrimenti vi dovrei poi uccidere!»

Federica Guglietta recensisce Un tebbirile intanchesimo e altri rattonchi su Liberi di scrivere.
«Un libro da leggere assolutamente per migliorarsi la giornata con sferzante ironia, pastiche letterari e paradossi inaspettati.»

Raffaele Marciano consiglia Le cose inutili su Umbria Noise (numero di dicembre 2015).

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Gianluigi Bodi recensisce Le cose inutili su Senzaudio.
«Carlo Sperduti ha un evidente gusto per l’assurdo. Me n’ero già accordo con i racconti, ne avevo avuto la conferma con “Lo sturangoscia” in coppia con Davide Predosin e ora ne ho la certezza. Quello che prima mi era sfuggito e che ora, con l’epilogo di “Le cose inutili”, mi è chiaro è che Sperduti ha anche un certo gusto per il tragico. A lui piace prendere il tessuto della quotidianità e darci una strizzata. Lui se la gode a dipingere sulle facce dei lettori quell’espressione ebete di chi non è sicuro di aver letto bene e deve ritornare a rileggere il paragrafo.»

Lo Sturangoscia su Il giro del mondo attraverso i libri.
«Il romanzo epistolare per chi cerca una buona lettura divertente e d’evasione…»

Giovanni Turi recensisce Le cose inutili su Puglialibre.
«… Sperduti sembra inneggiare al nonsense e all’imponderabile che caratterizzano la realtà e che la letteratura si illude spesso di poter ricondurre a una presunta norma.»

Su Amaranthine Mess, una stroncatura di Caterina fu gettata.
«Ora, a me fa piacere che il sig. Sperduti conosca le parole checché e ingenti ma oltre a darci prova di conoscerle avrebbe potuto darci prova di saperle usare in contesti sensati.»

DropSea segnala Lo Sturangoscia.
«Gli esimi Davide Predosin e Carlo Sperduti, che hanno raccolto e ordinato il carteggio, (…) sono da ritenersi fuori da ogni responsabilità per gli usi impropri dello strumento e per l’incontenibile dipendenza che induce nell’utilizzatore.»

Claudio Bagnasco recensisce Le cose inutili su Squadernauti.
«Tale esaltazione del versante non addomesticabile dell’esistenza pare scaturire da una convinzione, implicitamente ribadita in tutte le pagine dell’opera: mettere in relazione tra loro le cose del mondo è puro sfizio intellettuale, senza riscontri (se non casuali) nella realtà. Ne Le cose inutili, infatti, l’intelligenza subisce uno scacco ogni qual volta venga utilizzata per ottenere un qualche successo o anche solo per preservarsi dal fallimento; ma riacquista connotazione positiva se preparatoria di azioni fine a se stesse (dal calembour alla decisione eccentrica), insomma quando essa diventa – paradossalmente – demolitrice e non produttrice di senso.»

La lettrice rampante recensisce Lo Sturangoscia.
«Che poi in realtà Lo Sturangoscia un senso ce l’ha eccome, perché parla di ansie e di cosa saremmo disposti a fare per eliminarle, parla di editori e di trafile per arrivare alla pubblicazione, parla di come spesso le grandi idee possano venire rubate e di come la realtà e la finzione siano separate da un confine labile, labilissimo.»

La Leggivendola consiglia Un tebbirile intanchesimo e altri rattonchi.
«Durante la lettura cercavo una definizione, e ricordo che mi è venuto in mente solo “allegro dadaismo letterario”, che però è troppo pomposo, e questo libro di pomposo non ha nulla.»

Alfonso D’Agostino recensisce Lo Sturangoscia su Ma se domani…
«Non credo ci siano dubbi: il magico duo si è divertito, e ogni aspetto di questa gioia viene trasmessa a chi appoggia le pupille sulle pagine.»

Simona Scravaglieri recensisce Lo Sturangoscia su Letture sconclusionate.
«Non si tratta di scrivere solo per farsi leggere, ma per esplorare insieme nuove forme di narrazione in cui solitamente non è facile incappare…»

Alessandra Caputo recensisce Lo Sturangoscia su Rivista!unaspecie.
«Il libro stesso è in realtà uno “Sturangoscia” perché mentre lo si legge ci si sente più leggeri, si ride di gusto e magari si scende dal treno o dal bus per iniziare la giornata con una marcia in più e uno sbuffo in meno.»

Claudio Bagnasco recensisce Lo Sturangoscia su Squadernauti.
«Ecco. Davide Predosin e Carlo Sperduti hanno prodotto un’opera piacevole ma pure coraggiosa, perché sempre coraggiose sono le prove di autentica (e non solo superficialmente provocatoria) libertà.»

Chiara Ruggiero recensisce Lo Sturangoscia su Librofilia.
«… dovete assolutamente procurarvi questo libricino che è difficile da riassumere o da classificare ma che posso assicurarvi rappresenta un ottimo e coraggioso esperimento letterario, dove l’unica abilità richiesta è quella di non prendere (e non prendersi) mai troppo sul serio.»

Cristina Biolcati recensisce Lo Sturangoscia su Nuove Pagine.
«L’impressione che si ha leggendo Lo Sturangoscia di Davide Predosin e Carlo Sperduti è che, al di là di tutto, gli autori si siano divertiti a mettere nero su bianco questo testo dell’assurdo, pregno di “nonsense”.»

Gianluigi Bodi recensisce Lo Sturangoscia su Senzaudio.
«Sintetizziamolo così: è la cazzata più divertente che ho letto nell’ultimo periodo (un periodo lunghetto).»

Luca Menichetti recensisce Lo Sturangoscia su Lankelot.
«Una bella idea questa di suscitare una sorta di rivalità tra due scrittori che hanno già dato dimostrazione di maneggiare con disinvoltura storie anarchiche e surreali; e che così, senza accordi preventivi su trama e struttura, hanno potuto pubblicare un romanzo epistolare che è soprattutto amalgama letteraria di fantasie bizzarre e di esperimenti linguistici.»

Pericolosamente vicini alla dislessia…: Su Blablabook, Un tebbirile intanchesimo e altri rattonchi si associa a una birra.
«… una imperial ipa, una birra inglese molto amara, di bevuta molto facile, nel senso che pur essendo forte nel sapore, la si beve a grandi sorsate finendola senza quasi accorgersene”, un po’ come il libro che si legge molto velocemente.»

M. Rosaria Ferrara recensisce Un tebbirile intanchesimo e altri rattonchi su Blablabook.
«La scrittura di Carlo Sperduti si distingue per uno stile accattivante e ironico, assolutamente da assaggiare.»

Su Bologninabasement, segnalazione di Un tebbirile intanchesimo e altri rattonchi tra “I libri che Fabio Volo e Paulo Coelho non vi consiglieranno mai”.
«La prosa di Carlo Sperduti in Un tebbirile intanchesimo e altri rattonchi è brillante, così come è brillante il lavoro della casa editrice indipendente che ha pubblicato questo libro, Gorilla Sapiens.»

Luca Menichetti recensisce Un tebbirile intanchesimo e altri rattonchi su Lankelot.
«Quale sia il legame tra le rivendicate “cazzate” di Mannella, e quindi di Sperduti, con la letteratura in quanto tale starà il lettore a scoprirlo.»

Giovanni Turi recensisce Ti mettono in una scatola su Vita da editor.
«Nella nuova raccolta di racconti, Ti mettono in una scatola (Intermezzi Editore), Carlo Sperduti sposta l’aspetto ludico dal piano linguistico (prevalente in Un tebbirile intanchesimo e altri rattonchi – no, nessun refuso, tranquilli), a quello narrativo, immergendo i personaggi in situazioni paradossali o esasperando le loro ossessioni…»

Irene Mazzali recensisce Ti mettono in una scatola su Mangialibri.
«Le undici storie raccolte in Ti mettono in una scatola ad una prima occhiata  sono infatti spiazzanti, al limite dell’assurdo, ma se continuiamo a leggere veniamo sorpresi positivamente da una fine ironia e da strategie narrative interessanti.»

Andrea Brancolini recensisce Ti mettono in una scatola su Lankelot.
«Sono racconti spesso brillanti, che fanno dello stuzzichìo mentale di chi legge una delle loro ragioni, che riescono a farti prendere quella “piega”, la piega inscatolatrice e descatolatrice – la piega scatolizzante? – e forse è proprio per questo motivo, per la bravura e capacità di far calare il lettore totalmente nelle pagine, nelle parole, che se chi legge non si trova di fronte ad ogni frase un fuoco d’artificio si sente un po’ deluso.»

Giuliana Dea recensice Valentina controvento su PescePirata.
«Il dubbio che sorge per tutta la prima parte è che questa esasperazione sia solo l’ossessione di Valentina, che nella sua incapacità di stare al mondo percepisce ogni momento di contatto con l’esterno come un meccanismo regolato da protocolli rigidi da seguire.»

Antonella Finucci recensisce Valentina controvento su Flanerì.
«Valentina controvento è una musica che sale piano, che ti conquista dopo uno straniamento iniziale, anche se l’impronta graffiante e ironica e la penna veloce sono riconoscibili sin da subito…»

Un tebbirile intanchesimo e altri rattonchi recensito da Antonio Marotta su Rivista!unaspecie.
«Il libro di Carlo Sperduti è una brezza di aria fresca, un respiro a pieni polmoni dell’atmosfera più cordiale possibile.»

Gianluigi Bodi recensisce Un tebbirile intanchesimo e altri rattonchi su Senzaudio.
«Sperduti ha una grande sensibilità linguistica, riesce a giocare con la lingua italiana con competenza, regalandoci una raccolta che è una somma di giochi, che è divertimento assicurato e che vi farà del bene.»

Stefano Malosso recensisce Un tebbirile intanchesimo e altri rattonchi sul sesto Quaderno del Collage de ‘Pataphysique.

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Marianna Morosin recensisce Un tebbirile intanchesimo e altri rattonchi su Mangialibri.
«Forse la calviniana leggerezza di ritrovare nella parola sbagliata, spogliata dalle sue pesanti stratificate convenzioni e concezioni, come nel caos primigenio il piacere di guardare e ascoltare il mondo con leggerezza e un sorriso arguto.»

Simone Buttazzi recensisce Un tebbirile intanchesimo e altri rattonchi su Il Paradiso degli Orchi.
«Non capita spesso di poter segnalare con slancio sia un autore relativamente nuovo e bravo davvero, sia una casa editrice meritevole, dai battenti relativamente freschi di apertura.»

Clara Domenino recensisce Un tebbirile intanchesimo e altri rattonchi su Gli amanti dei libri.
«… non pensate di trovarvi a leggere qualcosa che rimanda a problemi di dislessia o di disgrafia. Assolutamente no. Voi avete tra le mani un piccolo capolavoro nato dalla penna di un autore geniale che ha saputo destreggiarsi con le parole.»

Un tebbirile intanchesimo e altri rattonchi recensito su Umbria Noise da Raffaele Marciano.

recensione umbria noise

Un tebbirile intanchesimo e altri rattonchi recensito da Marco Adornetto su CriticaLetteraria.
«Nei racconti di Sperduti, caratterizzati dalla leggerezza, dal fine umorismo e dal sottile gusto per il paradosso, tutto è possibile.»

Valentina controvento recensito da Marta Traverso su Mangialibri.
«Distopico, si diceva. Ma anche una storia d’amore, che vede Valentina divisa tra una relazione socialmente accettabile (quella con il secondo tizio) e una perseguibile per legge, consumata tra i venti della propria casa. Un personaggio combattuto tra le proprie aspirazioni personali e quelle che il mondo vorrebbe imporle…»

Valentina controvento su speraben, il blog di Angelo Orlando Meloni, in Il resto è aperitivo.
«… spero che, caro autore, caro Carlo Sperduti, questo sia solo un assaggio…»

Nella sezione “Scelti per voi dai nostri librai” di lafeltrinelli.it, un commento di Davide Predosin a Un tebbirile intanchesimo e altri rattonchi.
«Con il piacere enigmistico di chi gioca con la frase, Sperduti sembra inaugurare una a lungo sospirata corrente non-sense nostrana…»

Stefano Salis per Un tebbirile intanchesimo e altri rattonchi su Domenica, supplemento de Il Sole 24 Ore, dell’8 dicembre 2013.

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Caterina fu gettata su speraben, il blog di Angelo Orlando Meloni, in Spazio, ultima frontiera (ma prima fammi riordinare la libreria).
«Massimo rispetto all’autore per gli ippopotami in rollerblade…»

Caterina fu gettata su Malicuvata Casa Lettrice. Recensione di Mimmo in Palestra.
«Un susseguirsi di eventi improbabili, accompagnati da una scrittura a dir poco elegante, se non addirittura altamente consapevole, porta i protagonisti a trovarsi e a perdersi e a ritrovarsi in un marasma, uno sciabordio di cose che succedono che portano il curioso lettore a essere curioso di sapere come andrà a finire. E va a finire in un’apoteosi di ippopodromo.»

Recensione di Caterina fu gettata su Radio Cole.
«Un romanzo che non è un romanzo. Una vicenda surreale con creature immortali, bucce di banana sessualmente aggressive, gatte sagge, artisti di strada diabolici, fidanzati vili e una donna che ogni tanto si addormenta e ogni tanto muore, ma comunque si risveglia sempre. Vi sembra una follia? Lo è.»

Recensione di Caterina fu gettata sul blog di Luca Favaro.
«Sostanzialmente tutto il libro è così: un procedere di situazione in situazione, con l’alternanza di personaggi assurdi ma non privi di personalità e originalità. Il lettore diventa una specie di viaggiatore attivo…»

Caterina fu gettata su ChronicaLibri. Recensione di Marianna Abbate.
«A volte sembra di trovarsi nella casa di una coppia qualunque, dove la fidanzata sciorina nel sonno tutte le cose che odia del proprio compagno. Ma subito dopo ci ritroviamo nell’incredibile mondo astratto, dove si può buttare in un secchio gatto e fidanzata.»

Caterina fu gettata su MondoScrittura. Recensione di Amelia.
«I personaggi di questo romanzo sono, volutamente, privi di spessore psicologico: è la costruzione atipica del testo a renderli comunque dinamici e accattivanti.»

Caterina fu gettata su Frigidaire. Recensione di Gianluca Liguori.

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Caterina fu gettata su BookEmpathy.
«In definitiva, è una lettura piacevole e senza alcun dubbio fuori dagli schemi. Non è consigliata a chi cerca qualcosa di serio e impegnativo, ma solo a chi è in cerca di storie divertenti e curiose.»

Caterina fu gettata su Qlibri. Ai limiti del bananamente sopportabile, recensione di Antonella di Martino.
«Fantastico ma non tanto da non essere perturbante, ironico ma non comico, questo non romanzo sembra scritto apposta per terrorizzare chi sogna regole di scrittura affidabili come geometrie euclidee.»

Quei calvinisti under 30: Caterina fu gettata su Caffè News per la rubrica La Grasse Matinée, di Leyla Khalil.
«… sostanzialmente Carlo Sperduti non ha fatto altro che unire un nome e un verbo, inventare il nodo centrale della storia – ovvero un ragazzo, Tommaso, che inavvertitamente getta la compagna nella spazzatura – e infine aggiungere dettagli, personaggi secondari, incoerenze studiatissime.»

Caterina fu gettata su Flanerì. Recensione di Elisa Cianca.
«Gli ingredienti sono semplici: una giovane coppia di fidanzati, un locale dove incontrarsi, una gatta, una buccia di banana. Tutto ha inizio con un equivoco paradossale che dà il via a una serie di avventure. Caterina viene gettata…»

Caterina fu gettata su Mangialibri. Recensione di Giusy Vitolo.
«Non è facile restare seri dinnanzi a un tale girotondo di situazioni surreali, non restare sconcertati dalla piega che prende il racconto e dai personaggi, anche secondari, così strampalati e irreali da sembrare alieni.»

Caterina fu gettata su Fuori le Mura. Recensione di Andrea Scutellà.
«Ma Caterina fu gettata, è o non è un romanzo? Di certo non è un romanzo ottocentesco, non è una trama costruita nei minimi dettagli e anzi, si pone in contrasto con una caratteristica tipica di quel genere, cioè l’analisi psicologica dei personaggi.»

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