Interviste

appunti

Per leggere o ascoltare le interviste complete clicca sui link o sulle immagini.

Un’intervista e un estratto da Sottrazione su Alcolibri anonimi.

Intervista di Fabio Sebastiani su Radio Rete Edicole.

Su Ramingo!, un’intervista di Elena Bello su Sottrazione e altre brevità.
«“Sottrazione” è un laboratorio: il lettore si trova di fronte a piccoli esperimenti di narrativa che procedono in tutte le direzioni: si scorre tra umorismo, corto circuito logico, horror, gioco di parole, fantastico, surreale, con soluzioni formali di volta in volta diverse.
La prospettiva è, in ogni caso, quella di chi si muove innanzitutto all’interno della scrittura, prima che in mondi immaginati.»

Su Il Messaggero dell’Umbria, quattro domande su Sottrazione di Gianni Agostinelli.
«Se esiste un mondo parallelo nella narrativa contemporanea ha un padrone di casa che risponde al nome di Carlo Sperduti.»

messaggero

Un’intervista su LibrAngolo Acuto per la rubrica Lo zampino dell’autore.
«Mi piacciono: le storie che si servono di logiche non comuni con la stessa naturalezza – nel risultato, non nella composizione – con cui ci si serve tutti i giorni delle logiche comuni; i racconti e i romanzi umoristici, in special modo quelli in cui l’umorismo non è solo la componente stilistica fondamentale ma innesca le vicende narrate; i romanzi d’avventura e la letteratura fantastica; i libri in cui regole compositive e/o trame molto complesse siano prima di tutto al servizio di se stesse, voglio dire quelli in cui si avverte, più del resto, il piacere della scrittura guardata dal suo interno; i libri in cui non c’è traccia di moralismo o di volontà d’insegnamento; i libri in cui il lettore è considerato dall’autore parte attiva; le storie e i personaggi che non hanno pretese di realismo; le storie in cui tutto torna quando sembrava impossibile e quelle in cui, volutamente, qualcosa non torna.»

Su ClaccaLegge un’intervista a pochi giorni dall’uscita di Sottrazione e una recensione del libro.
«… a proposito di racconti, tu sei abbastanza “fuori moda” considerando quello che al momento sembrerebbe essere più apprezzato, ovvero trilogie, quadrilogie, saghe interminabili. cosa ne pensi di tutte queste storie (quasi) infinite?»
«Ti ringrazio per il fuori moda. In ogni caso, nonostante la mia predilezione per la brevità, non ho pregiudizi contro la lunghezza. Solamente, credo che a ogni storia corrisponda un’estensione ottimale, e a ogni estensione un certo tipo di storia (per intenderci: Continuità dei parchi di Cortázar non poteva che essere così breve; Alla ricerca del tempo perduto di Proust non poteva che essere così lungo). Quando le due coordinate non trovano un equilibrio si pone un problema: se seiFëdor Dostoevskij e ogni tanto allunghi il brodo perché devi pagarti i debiti di gioco e stai pubblicando a puntate, ben venga, magari il romanzo si slabbra un po’ e invece di essere perfetto è solo inarrivabile; se non sei Fëdor Dostoevskij e scrivi una tetralogia che Proust potrebbe riassumere in un capoverso scritto mentre fa cattleya, con risultati infinitamente migliori, allora è questione di soldi, proprio come nel caso di Fëdor Dostoevskij, ma quei soldi non te li meriti (a meno che tu non li perda al gioco e allora avresti almeno un punto in comune con Fëdor Dostoevskij, per quanto io preferisca il metodo Landolfi).»

Su Rivista!unaspecie, un’intervista su letteratura e classici di Rossella Consoli.
«Il best seller, che avvicina la letteratura all’ottica dell’immediato consumo trasformando l’oggetto libro in prodotto di massa, sembra essere l’arcinemico (o capro espiatorio?) della letteratura. Cosa pensi del binomio best seller – classico?»
«Più capro espiatorio che nemico. Non c’è alcuna connessione logica tra le copie vendute di un libro e il suo valore letterario. Conosco libri che hanno venduto cento copie e avrebbero dovuto venderne meno di dieci. Come esiste il pregiudizio che vede il best seller associato alla scarsa qualità, infatti, esiste l’automatismo uguale e contrario che presuppone l’equazione tra un libro di un editore indipendente pubblicato onestamente e la qualità. Ora, se la si smettesse di spostare troppo spesso il discorso su questioni non letterarie – per quanto, lo riconosco, importanti e interessanti – e si ricominciasse a parlare più spesso di letteratura e basta nel giudicare un libro, forse, a lungo termine, si rimescolerebbero un po’ le carte e la qualità media della scrittura si alzerebbe, sia tra i best seller che tra i non seller.»

Su Padovando, intervista di Camilla Bottin.
«“Fermati o spariamo” e così sparirono. Ti diletti a pensare giochi di parole, quando ti vengono? Devi sforzarti o sono assolutamente naturali?»
«Molto di ciò che ho letto e leggo è intriso di giochi linguistici, logici, strutturali. Di conseguenza tendo a quello. Non posso dire che “mi vengano” – me li vado quasi sempre a cercare – né che sia del tutto “naturale”, se con ciò s’intende spontaneo, perché con un gioco di parole il più delle volte si forza la lingua – e quindi il pensiero – a percorrere strade inconsuete, o si scopre un punto debole, un’ambiguità, un’approssimazione della lingua stessa – l’italiano, come le altre lingue e in quanto convenzione, non è perfetto né perfettamente funzionante – da sfruttare a fini umoristici o surreali o stranianti o secondi.»

Qui l’intervista di Gorilla 1: alcune domande che ogni editore dovrebbe porre ai propri autori.
«Gorilla 1: Qual è il personaggio letterario che più ha influenzato la tua postura?
Carlo Sperduti: Moby Dick.»

Intervista su Rock Am by Radio Popolare Roma 103.3, con Flavia Capone e Dario Pizzetti.
https://www.youtube.com/watch?v=qglgrZj9c38#t=15

10 buoni motivi per non leggere Caterina fu gettata, su Tempoxme.
3. L’unico appiglio a un tema importante non è minimamente sfruttato. Il protagonista Tommaso butta nella spazzatura Caterina, ma c’è solo un rapidissimo cenno alla questione della raccolta differenziata, che non chiarisce affatto in che tipo di cassonetto si dovrebbe gettare una persona in caso se ne avesse bisogno.
4. È immorale: nel libro si mostrano due giovani che bevono alcolici e che fanno sesso la sera dopo essersi conosciuti. Come se non bastasse, la protagonista ha lo stesso nome della santa patrona d’Italia.

Caterina fu gettata fu gettato fu gettato: non intervista per Suoni (in) Chiostro, di Emiliano Angelelli.
«Credi nel finale a sorpresa?»
«Assolutamente no, in ogni libro si sa già dall’inizio che ci sarà un finale, quindi non vedo come possa essere a sorpresa.»

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