Dietro Berardi

banchiereSeguire il corso di un’idea, di una logica, si diceva Berardi, non è obbligatorio, presentendo forse dove l’avrebbe portato un passo ulteriore, cioè a dire a tutti i passi successivi, incatenati e pericolosissimi così come sarebbero apparsi tra l’indefinito, l’innumerevole e l’infinito. Piuttosto che impelagarsi in un’esistenza somigliante a un annoso problema filosofico, meglio starsene qui, come in un luogo diverso, è vero, ma stabile, si diceva, alla larga da scosse e approfondimenti: un altopiano tranquillo a una distanza ragionevole da?
Fu quel che fece per un certo periodo, limitandosi a vedere dietro le prime cose, come nessuno di noi ha fatto mai.
Sapevamo che tutto era incominciato in Berardi con quell’episodio, ma a lungo andare avevamo dimenticato che fosse, quell’episodio, sicché qualcosa d’indicibile per imbarazzata convenzione era diventato qualcosa d’indicibile per definizione, i cui effetti continuavano tuttavia a mostrarsi in guisa di rossori e sguardi obliqui ogniqualvolta uno di noi accennava a… quell’episodio, appunto. Un’altra parte di realtà che se ne va, si borbottava addosso Berardi, avendo perso anche lui il fatto nella sua memoria o, chi può dirlo, nel passato stesso.
Quel che sapevamo è che da quell’episodio in poi l’esistenza di Berardi si era come parallelizzata alla nostra, o forse aveva creato un angolo di trenta o quaranta gradi con la nostra, o forse era con la nostra tangente in un solo punto. Gli accadevano cose sempre più bizzarre.
Tutti, nessuno escluso, avevamo pensato a un che di metaforico, tutt’al più metafisico, quando Berardi ci aveva annunciato di poter vedere dietro le cose.
duchessaI fatti però stavano diversamente: Berardi era andato a un’esposizione di opere di Massys e in luogo della bruttezza della duchessa aveva fissato per cinque sbigottiti minuti uno sfondo verdognolo, mentre era sparito il tavolo verde su cui il banchiere e sua moglie pesano da qualche secolo i loro averi con l’aiuto di un bilancino e una Bibbia e aveva fatto la sconcertante scoperta che non v’erano sgabelli di sorta, lì sotto: e lui che aveva sempre creduto che quei due fossero seduti. Un’altra parte d’immaginazione che se ne va, deve aver pensato Berardi con la sua mania delle simmetrie a effetto.
Fu scomodo renderci conto che non poteva più vederci, a meno che non occupassimo il secondo piano della sua inquadratura, e che per palesarci ai suoi occhi saremmo stati costretti a piazzarci continuamente dietro tavoli, armadi, paraventi, divani: a nasconderci, insomma, per essere visti.
Inizialmente, concentrandosi molto, Berardi poteva tornare a una vista comune, ma lo sforzo richiesto per soli cinque minuti in quello stato si fecero presto inaffrontabili, così fummo costretti a inventare una serie di espedienti per rendergli possibile la vita stessa dentro e fuori – specialmente fuori – casa.
Il giorno in cui iniziò a dare valore aggettivante ai sostantivi, dichiarando che il cameriere gli era sembrato leggermente catrame o almeno ruggine mentre prendeva le ordinazioni, fu anche il giorno in cui la sua mente – o la sua vista che dir si voglia – andò oltre senza chiedergli il permesso, sottraendo piani al suo campo visivo con sempre maggior frequenza.
Da allora la situazione è precipitata e il suo modo di esprimersi è in continuo mutamento: ogni volta che pensiamo di aver intuito la chiave di una frase come litigio di frantoi grandemente scavalcate tra noi non più e abbozziamo una risposta seguendo le stesse regole, ecco che quelle sono già altre, altra è la crittografia.
Così abbiamo rinunciato, ma d’altra parte Berardi non parla da ormai tre giorni. Andiamo a trovarlo così spesso da rasentare la convivenza. Se ne sta perlopiù a letto o seduto alla sua scrivania, di fronte a una finestra che affaccia su una porzione di paesaggio aperto. Non sappiamo se il suo sguardo abbia raggiunto il motore immobile che sembra inseguire, laggiù, anni luce oltre le colline, o si sia rassegnato a sfogliare infinitamente piani di visione come pagine di un libro troppo lungo per un immortale. Continueremo a vegliare su di lui, tentando di riportarlo indietro con la nostra presenza e il nostro affetto, che è ed è sempre stato sincero, evitando per quanto possibile di accennare a quell’episodio in sua presenza e rallegrandoci di un’allegria modesta nei momenti in cui, come ora, Berardi ci sembra almeno un po’ specchio.

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