Ancora a questo

coffee-1299902_640Tre anni e mezzo di relazione durano due minuti, in uno specchio, dietro un bancone di bar. Come sempre (sic) lei è già lì, i gomiti appoggiati al marmo in attesa della tazzina. È comparso a destra, lui, guardandola nel riflesso come si chiede un primo appuntamento, rispondendo lei con gli occhi di chi si concede al terzo fingendo complicità di alcol. Lui: nelle pupille un rimprovero, venato d’inconsapevole maschilismo, per una pretesa insufficienza di ore insieme; lei: tra le ciglia un’indipendenza minore di quella che ostenta.
Incrociano ancora gli sguardi e i malintesi.
Ora lui la guarda con lo smarrimento di chi odia i gesti che fino a ieri ha amato, lei guarda lui come chi non crede di meritarselo.
Negli occhi di lui il sarcasmo di chi coglie in lei il cliché: tagliare i capelli o tingerli, dopo la fine; quelli di lei biasimano la prevedibilità di un’altra relazione affrettata di lui, una finzione malfatta. Di lei, di lui, s’intrecciano le scortesie nei confronti del barman. Una tazzina s’incrina sul marmo. Si guardano un’ultima volta da una vita all’altra.

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