Una vignetta

balIl primo evento fu la goccia, che espanse un segmento di stampa fresca della linea che mi descrive il ginocchio.
Seduto su questa sedia, in questo rettangolo, guardo da ventitré anni il ginocchio.
Conosco il tempo, non so dire perché, ma non lo pratico.
Qualsiasi variazione, sia pure questione di atomi, io la vedo subito nel mio ginocchio. Ma ciò si chiama decorso del tempo, che conosco non pratico a cui assisto, e io ora intendo eventi ed ecco il secondo: il ginocchio s’increspa, il nero della linea si confonde con un nero mobile che avanza rapido.
Non ho mai visto alcunché di mobile: immagino sia necessario il tempo. Questo incartocciarsi conferma, peraltro, il dubbio di sempre: grazie a esso mi sporgo oltre le quattro linee intorno, mi vedo in altri riquadri in altre posizioni. Faccio appena in tempo a riconoscermi tra la novità e la fine in una simulazione del tempo di cui faccio parte a mia insaputa.
Se brucio qui ma ancora penso forse altrove mi ripeto.

Questo racconto fa parte della serie 1 al giorno.

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