Una sconosciuta

morteMai riflettere su una questione. Avendo riflettuto su una questione, non vivo granché bene.
La morte, mi son detto, improbabile sia quella signora d’ossa in un nero mantello con falce lunghissima, come diffusa iconografia vorrebbe.
La morte, mi son detto, dev’essere più furba di così, dal momento che sopravvive a chiunque, ovunque, in ogni epoca e condizione, persino la più salutare.
La morte, mi son detto, per farcela sempre sotto il naso è sotto il naso che dev’essere. Ho controllato: sotto il naso niente. Dev’essere allora, mi son detto, in senso figurato.
La morte deve avere l’aspetto di persona o cosa nota, quotidiana. Dunque sto forse andando incontro alla morte: un tizio stempiato sul marciapiede nel verso contrario, il tassista da cui mi faccio portare, il gatto sul muretto, il ragno nell’angolo, un canarino o il suo sottile cinguettio.
Ma la morte, mi son detto infine, dev’essere ancora più scaltra di così. Sta’ a vedere, mi son detto, che la morte sono io.

Questo racconto fa parte della serie 1 al giorno.

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