Calcio (poco) romantico – Per un discorso intorno al pallone

È uscito per Urbone Publishing Calcio (poco) romantico di Federico Greco e Daniele Felicetti, per cui ho scritto una breve postfazione, che riporto di seguito.

Per un discorso intorno al pallone

calcioFin qui hai seguito gli autori per quasi trentamila parole, in un fitto parlare di pallone ma anche e soprattutto nel loro parlare attraverso il pallone di storia, economia, società, politica, costume, diritti umani, cultura popolare e chi più ne ha più ne metta.
Verrebbe da dire: di tutto ciò che sta intorno al pallone, li ho sentiti parlare, questi autori: molto bravi! Ma verrebbe, appunto: condizionale, e a breve ti spiego perché. Non è solamente l’assenza, pur scomoda, della teoria delle stringhe. Ancora un capoverso carino e ti dico perché:
Il pallone è qui una sorta di filtro, una griglia in cui inserire, ordinandoli, i dati di un mondo ambiguo e complesso che è il mondo al di fuori del pallone: un tentativo, parallelo ad altri, di pari se non maggior dignità, d’imbrigliare la sfuggente realtà per orientarsi, capirci qualcosa e se la fortuna gira far capire qualcosa pure a qualcun altro.
Un’opera dai nobili intenti si trova dunque tra le tue mani? Ma non facciamo gli ingenui, né tu né io: ci è sufficiente fermarci a pensare trentotto secondi per scorgere dietro premesse lodevoli un ingombrante vuoto d’informazione, uno di quei vuoti di cui il nostro paese è capillarmente innervato.
Talmente radicato nella nostra forma mentis, talmente enorme è questo coso, questo vizio della comunicazione, che per troppa vicinanza certe volte non lo vedi. E allora fai un passo o due all’indietro e te ne accorgi, battendoti un palmo della mano sulla fronte: questo bombardamento, fin troppo informato e apparentemente benevolo, ti distraeva dall’omissione dell’informazione fondamentale; ti accorgi che in questo simulato horror vacui di ciance intorno al pallone gli autori hanno voluto nascondere – non si tratta certo di svista o di caso – ciò che prima di tutto e di tutti sta attorno al pallone.
Sto parlando, l’avrai capito, dell’aria. Dov’è in questo libro l’azoto? Dove l’ossigeno? Che fine hanno fatto il vapore acqueo e l’anidride carbonica? E il piccolo argon si è perso?
Eppure, lo vedi da te, attorno al pallone non c’è che un’infinita distesa di aria: attraverso di essa si muove il pallone. Non è forse su venti e traiettorie – ancora aria – che poggia la balistica di un calcio d’angolo o di punizione? Di più: per grazia dell’aria il giocatore respira, atto in assenza del quale lo sport non sussisterebbe – d’altra parte nemmeno l’atleta, nemmeno tu che leggi, nemmeno io che scrivo.
A dispetto di queste e altre evidenze, gli autori ti hanno privato dell’aria necessaria a capire davvero il calcio e il pianeta in cui il calcio si gioca.
Il dubbio che essi non abbiano toccato l’argomento per non ammettere che pure all’interno, nel ventre oscuro della sfera, regnano aria e vuoto – metafora troppo inchiodante – è forte.
Per il resto è un bel libro.

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