Un dio

caffeHo infine scartato l’ipotesi del topo. Non era infatti un roditore a grattare tra sacchi e cianfrusaglie libere nel ripostiglio.
Nel trolley sgangherato che non mi decido a buttare è nascosto un dio minuscolo, come un chicco di caffè, che va scrivendo il suo testo sacro lungo le pareti interne e logore.
Il suo regno immaginario è di cinque blatte adoranti, che egli crede a sua immagine e somiglianza.
La potenza di questo dio ristretto è tutta qua: vivendo tra i suoi parti mentali, tra cui il pensiero enorme di essere un dio, egli può fare a meno di esserlo nei fatti e di avere nei fatti fedeli, poiché ha ed è ciò che vuole, pur non avendo e non essendo. In breve un dio al contrario, che non necessita di farsi inventare ma inventa chi avrebbe dovuto inventarlo.
Osservatolo a lungo redigere e officiare, l’ho lasciato alle sue sacre occupazioni chiudendo rispettosamente la porta. Più ci penso più mi convince più rischio di farlo diventare come gli altri.

Questo racconto fa parte della serie 1 al giorno.

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