Due pesi due misure

maschile-femminileStrano come la mia voce ora indagante ora corretta – il più delle volte corretta – passi per confusa.
A me appare invece fuorviante e pigra questa diffusa volontà di omologazione di genere: come se ogni calzino fosse maschio, ogni scarpa femmina, ogni libro maschio, ogni porta femmina e avanti così per ogni cosa – come se ogni cosa fosse femmina.
Io mi sforzo invece di distinguere, per chiarezza giustizia e scanso di offesa, una cassapanca da un cassopanco, un rubinetto da una rubinetta, un mattone da una mattona e una vita da un vito, un vitto da una vitta, una fitta da un fitto da un fitto di un bosco che può essere fitta di bosco o fitto di bosca o fitta di bosca.
Ed è lo stupore altrui a stupirmi, poiché tutti al contrario ammettono senza un problema logico, come d’altronde è giusto che sia, l’esistenza dell’uoma e del donno.
Oggetti animali e concetti astratti però no, quelli secondo loro son tutti uguali. Poi dice che uno s’incazza.

Questo racconto fa parte della serie 1 al giorno.

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