Il silenzio a quindici anni

Mi ricordo di un agosto coi miei genitori, un casolare in affitto. Intorno era aperto e infinitamente piano: nel grigio dei mattoni tra il verde e il giallo e il verde che pareva giallo dal troppo sole, troppo diretto.
Tutto mi arrivava, ancora, così: senza mediazioni, come il terrore improvviso all’inspiegabile, imprevedibile zittirsi di tutti gli insetti di notte.
Durava pochi secondi. Mi affacciavo alla finestra e guardavo nel buio, ogni volta vedendo o immaginando un’ombra più nera del nero muoversi fra i campi, laggiù, o soltanto a pochi metri sullo sterrato, sentendo un fruscio nell’assenza di suoni come un crollo di muro al mio fianco. Attendevo col cuore fermo il rinnovarsi di un frinire che per me significava il mondo, la salvezza.
Poi un amore, tra i primi, mi distrasse esaurendo settembre, inscenando drammi da separazione. Ma ancora ogni estate non è sesso o dolore: è preghiera che il silenzio non torni da me.

casolare

Questo racconto fa parte della serie 1 al giorno.

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