Ventisette fermate

Tra la ventiseiesima e la ventisettesima fermata del diciannove, nella mia concentrazione si è aperta una voragine che l’ha resa per caduta più profonda ed espansa.
Percependo non più voci e rumori ma una voce – non una voce ma la voce, l’unica voce – ne ho involontariamente inteso per un breve frangente il senso. È tornata poi a disgregarsi e a farmi ascoltare le sue parti separate e confuse come fossero uomini donne cani tram aerei uccelli automobili bus bambini suonerie annunci motorini…
Sono sceso alla fermata successiva e da allora non parlo. Mi provo ad assottigliare i rumori di passi e di corpo. Non è possibile uscirne, ma intendo ridurre al minimo il mio contributo.

tramroma

Questo racconto fa parte della serie 1 al giorno.

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