Tredici a breve

fossaUna singola sepoltura trarrà in sé la persona appena al di là della sua ultima versione vivente; ospiterà poi le versioni successive al decesso.
Ma io credo non basti, e benché non sia dato conservare le infinite versioni della persona, si può procedere con maggiore o minore approssimazione secondo i propri mezzi.
Io ho spiantato l’orto sul retro. Non un gran lavoro, in verità, trattandosi di un orto modesto.
Mi seppellisco a ogni compleanno: una data convenzionale. Per dodici mesi conservo ogni residuo del mio corpo sottovuoto in un apposito, grande congelatore. Non tralascio pelo o unghia o scaglia di forfora…
Nel giorno stabilito scavo una buca sul retro e dopo aver scongelato il tutto apro i sacchetti e li svuoto nella terra, ricopro e contrassegno la nuova sepoltura con una lapide. A oggi ho composto due file parallele da sei: ognuna reca la stessa data di nascita e una diversa data di morte. Avrei voluto procedere per mesi, ma ho una vita anch’io.

Questo racconto fa parte della serie 1 al giorno.

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