Novecentocinquanta gradi

fuocoNon è questione di piacere perverso, come disinformazione vorrebbe: nessuno condannerebbe un pesce fuor d’acqua – e fuor di metafora – per il solo fatto di cercare acqua, se esposto all’aria, allo scopo di salvarsi le branchie.
Non essendo l’acqua facilmente generabile alla bisogna, come il fuoco, il sentire comune, a digiuno di figure d’inondatori compulsivi e deleteri, non contempla nella sua angustia il bisogno vitale di fiamma, prendendolo per una peculiare espressione di vandalismo.
Eppure, se io m’imbatto in un incendio non ne provoco un altro: mi ci accomodo finché qualcuno o qualcosa – a volte il suo semplice decorrere – non intervenga a estinguerlo; così il pescetto immerso nel suo liquido altro non chiede finché quello non gli venga sottratto.
Però questi stronzi non hanno difficoltà a comprendere le ragioni del pesce, benché alla fin fine se lo spingano in corpo talvolta con tutte le spine; di comprendere me, al contrario, non si vede un indizio.

Questo racconto fa parte della serie 1 al giorno.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: