Duemilaquindici

trenoE io che li prendevo apposta, i treni. Anche quando avrei potuto viaggiare in auto prendevo il treno. Ma ora, col controllore acustico, mi hanno tolto ogni gioia.
Se ne stanno tutti lì a misurarsi il volume per non inquinare, con le loro conversazioni pacate, sottovoce, ipocritamente rispettose. È per evitare le defenestrazioni, altro che rispetto, come dicono nella pubblicità alla televisione.
All’inizio neanche ci credevo, ma quando ho visto il primo tizio spiaccicato sui binari ho capito che non scherzavano.
Però a me la mancanza di mancanza di rispetto non va proprio giù, il silenzio mi assorda, leggere in santa pace mi offende e riuscire a riposarmi mi indispettisce. Per questo, quando sono costretto dalle circostanze a rimettere piede su un regionale, porto con me degli auricolari e alzo a stecca la registrazione di un Cassino-Roma del duemilaquindici. Ottima annata.

Questo racconto fa parte della serie 1 al giorno.

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