La distanza non è di otto metri

Osservo a lungo un mio simile, fatto di braccia gambe testa busto, presumibilmente ossa organi sangue, coperto di pelle peli vestiti. Da stamattina lo guardo vendere coppie di magliette in offerta, piene di mani, ammonticchiate su un banco di mercato rionale.
Lo guardo così a lungo da capire che è una stella lontana: la sua immagine mi arriva da un punto in cui già non si trova più, estinto da migliaia o decine di migliaia di anni.
Se mi vedo osservato a mia volta – per esempio dalla signora che mi urta col passeggino tra la folla – potrei ragionevolmente non essere, anch’io. In molti tra morti, forse, ci inganniamo aggrappati alle scuse cordiali degli urti.

folla

Questo racconto fa parte della serie 1 al giorno.

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Un Commento

  1. un microtrattato di filosofia apolide degno di Krishnam’urti.
    : )))

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