Carrozza tre

trenoTra le specie animali ce n’è una che conosco solo io. Vive nei regionali, nel doppio vetro corrispondente ai primi sedili a destra – fa fede il senso di marcia – della carrozza tre. Siedo sempre lì, a costo di larghi anticipi.
Ci ho messo anni a intuire l’esistenza dei nonsò.
Somigliano, osservati singolarmente attraverso lenti speciali, a minuscoli dinosauri, ma si spostano a branchi.
Per diletto o per istinto, non so, sfruttano spiccate capacità camaleontiche per modificare ai miei occhi dettagli del paesaggio scorrevole, come alterazioni di pixel su uno schermo.
Percorrendo la stessa tratta centinaia di volte, certi particolari mi si sono riproposti nel sonno. Allora ho fatto più attenzione.
Sui resti di un acquedotto, un giorno, mancavano quattro pietre in alto a destra: al loro posto un frammento di paesaggio di nonsò. Oppure una nuvola, formatasi troppo velocemente accanto a un’altra, e cento casi simili.
Vogliono dirmi qualcosa. Li osserverò finché non avrò capito.

Questo racconto fa parte della serie 1 al giorno.

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