Settantamila e nere

formicaMi dice bada alle formiche: quest’anno è guerra.
Non posso che procedere a una verifica – a impormelo è una personalità empirica, eredità di mio padre, il cui suicidio fu in verità un test sull’effetto di una caduta da un ventottesimo piano – distribuendo agli estremi di un tavolo granelli di zucchero, in ragione di trenta per angolo: contarli non è agevole ma esigo simmetria nei generi alimentari e in ogni aspetto della vita.
Mi allontano per un’ora allo scopo di non inficiare il corso naturale delle cose.
Al mio ritorno l’invasione è un fatto. Procedo così a una puntigliosa eliminazione di ogni sostanza gradita agli insetti e aspergo il perimetro della villetta con una polvere di segno opposto.
Impiego il resto della mattinata ingozzandomi di prodotti tipici, prima salati poi dolci; di conseguenza mi addormento nelle profondità di un divanetto da giardino.
Come supponevo, al risveglio un alacre brulichio pone rimedio alla monotonia dei miei organi interni.

Questo racconto fa parte della serie 1 al giorno.

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