Raggio nove metri

lacrimaLa mia è una tristezza densa, compressa, in salita, che la terrazza sopra il quarto piano accoglie per istinto, mio o suo non saprei dire.
Questa tristezza è senza oggetto e contesto: non di parole a me stesso o ad altri o di altri a me stesso; non di fatti inaccettabili, recenti o remoti o continuati come situazioni, abitudini. È una tristezza composta dalle sue sole lettere.
Me la sento uscire, affacciato sulla strada appesantita da un cielo misto a nebbia, dall’occhio destro. È una tristezza in forma di lacrima.
Il suo peso specifico non è di questo mondo. Lo dimostra il cratere, giù in strada, in cui si ammassano come ipotesi le auto dei residenti.

Questo racconto fa parte della serie 1 al giorno.

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