Poco prima del ventisette

tagliaunghieMi è accaduto ancora di estraniarmi, come con la storia della porta.
Mi ero reso atleta incurante del dolore, in una contorta disposizione di arti sulla tazza a tavoletta abbassata, tagliaunghie alla mano, in una lotta durata quaranta minuti contro un incarnimento – incarnazione? – da alluce pressato.
L’avevo infine spuntata e continuavo con distratta serenità a tagliare sulle rimanenti quattro dita del piede destro.
Nel mezzo di queste operazioni mi è capitato di iniziare in testa la stesura di un romanzo filosofico, abbandonando il corpo ai suoi affari. Nel frattempo la mente imbastiva universi.
A metà del capitolo ventiseiesimo il citofono mi ha interrotto.
Ho notato con interesse che stavo eliminando, con lentezza sanguinolenta, un angolo del quindicesimo dito. Quel che è peggio, avevano sbagliato civico.

Questo racconto fa parte della serie 1 al giorno.

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