Quarantasette metri quadri di figure

danteIl mio non è un appartamento vero e proprio: è retorico. Meglio: ci abita la retorica e io con lei.
Detto ciò, non si creda facile districarsi tra le figure e le catene di figure e i cespugli di figure e gli alberi di figure e i crocevia di figure e le risse di figure, benché io sia consapevole che di questo si tratta: di figure.
Il piatto in bilico che ho urtato, rischiandone la caduta, è una metafora: fin qui tutto semplice. Ma la finestra con le sue gelosie è metafora o simbolo? Ci sono allegorie?
La gamba del tavolo è una catacresi, e su questo non ci piove, ma se bevo un bicchiere è lo stesso o metonimia?
Quando cucino pasta pesto patate pancetta e pistacchi allittero, ed è cosa buona. Ma quando mi penso o mi guardo allo specchio, come faccio a capire?
Vorrei essere antonomasia: avrei di che definirmi. Ci sarebbero il sommo poeta, l’eroe dei due mondi e l’inquilino in subaffitto: Dante, Garibaldi e…?

Questo racconto fa parte della serie 1 al giorno.

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