Ode ai miei novecento metri

follaCom’è bella, questa via, io non so dire.
I suoi semafori, policromi superamenti della sterile sintesi pitagorica.
Le sue strisce, geometrie di luce e tenebra a frantumare manicheismi con l’equilibrio perfetto delle parti.
I suoi marciapiedi, pestati ogni giorno e ogni notte da eserciti di contingenze umane e non umane, eppure ligi alla simmetria, al parallelismo.
Il suo asfalto, pelle che tenta con ruvido fascino.
I suoi tre incroci, quadrivi in cui vorrei tuffarmi e riposare da amante, come al centro di ombrosi arti di donna, ché io so di essere riamato.
Ma il mondo intero passa sulla mia strada, e io un granello di mondo tra gli altri a percorrerla.
Da soli, io e lei, non si sta mai.

Questo racconto fa parte della serie 1 al giorno.

 

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