Va così per dieci giorni l’anno

strangozzi1Per raggiungere il bagno è necessario attraversare due sale gremite e salire quattordici scalini.
Non dico di non aver messo in conto qualche inconveniente, decidendo di alzarmi in seguito a capillari valutazioni: durante il festival circola una quantità di gente sproporzionata alla capienza fisica, lavorativa, psicologica del luogo. Di qui l’alta probabilità di esplosioni.
Ero dunque deciso a eccedere in precauzioni, ma nella seconda sala mi sono sentito chiamare e istintivamente mi sono voltato.
Prima di riconoscere in un angolo la mia insegnante di penombra – sarà stata poi lei a chiamarmi? –, una cameriera in arrivo, distratta, mi è detonata addosso, con tutto quel che segue in termini di visceri e brandelli.
Sono stato perciò costretto a rimandare una conversazione e un piatto di strangozzi al pesto siciliano, essendosi resa necessaria una ritirata per cambiarmi, che ho eseguito tra l’imbarazzo e la stizza.
Ma ora eccomi qui, in ottima compagnia.

Questo racconto fa parte della serie 1 al giorno.

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  1. Pingback: Due facce come sempre | Carlo Sperduti

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