Sessantuno

televisioneAll’epoca del Secondo Programma, dalle mie parti non era scontato avere un televisore.
Io a quei tempi ero vivo ma già con un piede nella fossa, quasi assente a me stesso, e non avevo ben afferrato come funzionasse la scatola.
Spesso andavo a cena da mia nipote solo per guardare. Dato che era di strada, mi fermavo da mio figlio per l’aperitivo. Pure lui aveva un televisore.
Lì cominciavo a guardare il programma che finivo dalla nipote.
Quando accendevamo lo schermo da lei, il presentatore era tutto sudato, trafelato, scarmigliato, col fiato spezzato. Faceva delle corse tremende per arrivare prima di me, da casa di mio figlio, e farsi trovare pronto. E io gli facevo ogni volta delle lodi sperticate, ché se le meritava.
Tentavano di spiegarmi come stessero le cose, ma ce ne volle. In ogni modo, quando finalmente capii, quel poveretto poté evitarsi un bel po’ di ginnastica.

Questo racconto fa parte della serie 1 al giorno.

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