Due o tre cose su due suore

suoraTi credi dio, mi dice tra i denti franando sul mio sgambetto, dopo il suo manrovescio da labbro gonfio. Autoreferenziale, sin nelle offese. Inginocchiata, mi pianta quattro nocche nei coglioni con un montante. A me, ferreo ateo, non è che dici presuntuoso se mi paragoni a questo dio, sei te che hai il chiodo fisso, mi dici nulla e ti rispondo grazie, è arrivato Nostradamus. Mi pianta le zanne nel polpaccio, sento il sangue, la tempesto di pugni in testa ma non molla. Dico: a ognuno la sua prospettiva, io non mi sognerei di offendere con la storia di dio, non avrebbe senso. S’è staccata, finalmente. Con la gamba buona le assesterei un calcio nelle costole, se non l’afferrasse con entrambe le braccia buttandomi a terra con una torsione. Batto la testa. Anch’io non ci arrivo, penso perdendo i sensi, mentre lei, a cavalcioni su di me, mi punta il crocifisso agli occhi. In fondo, sono una suora dall’altra parte. E non c’è peggior ultimo pensiero.

Questo racconto fa parte della serie 1 al giorno.

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