Millequattrocento euro

moscaLeggevo un Igrobinskij originale nell’edizione adornata di refuso alla riga quattordici di pagina novantotto quando l’ennesima mosca, di medie dimensioni e inalberatissimo sentimento, interruppe avanguardistiche meditazioni schiantandosi sonora – nell’infruttuoso tentativo di infrangerne il vetro per impeto – contro la chiusura della portafinestra, che mi affrettai a spalancare così da permettere l’entrata di sua nuora in picchiata, eludendo ulteriori morti e interruzioni. Ciò era nelle mie speranze di umanista.
Ma la nuosca svolazzava zigzagava impattava in ogni angolo dello studio, in intorcolate traiettorie difficilmente cartesianizzabili. Si produceva in formidabili testate sull’intonaco, al segno da scalfirlo in più punti.
Ne intuii le intenzioni onestamente suicide e feci un favore a entrambi, spetacciandola su una parete a colpi di Igrobinskij – un Igrobinskij pagato a rate – e guadagnandoci un punto di riferimento nel vuoto della mia anima.

Questo racconto fa parte della serie 1 al giorno.

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