Recensione: Françoise Chapelon – La couleur vietnamienne du Diable

fra

Françoise Chapelon
La couleur vietnamienne du Diable
Éd. Alé., Toulouse, 2014, pp. 283.

L’ultimo romanzo di Françoise Chapelon, La couleur vietnamienne du Diable, di prossima pubblicazione in Italia – paese in cui la Chapelon non è ahimè ancora nota –, approfondisce un’ossessione che l’autrice sembrava aver letterariamente esaurito nel precedente Le bateau allemande des chambres à coucher: quella per i piccoli dinosauri. Alla maniera di Vian, infatti, nel cui Autunno a Pechino non si rinviene traccia né di autunno né di Pechino, la Chapelon costruisce un’intricatissima trama familiare tra dinosauri, prediligendo il punto di vista dei cuccioli, e intitolandola arbitrariamente La couleur vietnamienne du Diable. A elevare a potenza il gioco dissociativo ci pensa l’editore con una copertina lontana tanto dal Vietnam e dal Diavolo quanto dal Cretaceo. Tali provocazioni al lettore, in via d’estinzione nella letteratura contemporanea come i piccoli protagonisti del romanzo, potrebbero sembrare fini a se stesse a una lettura superficiale dell’opera, che invece rinnova l’ossessione di cui sopra con la linfa del conflitto tra generazioni, combattuto da piccoli antieroi artigliosi proprio a suon di provocazioni a genitori e nonni. Un argomento, questo, che potrà sembrare banale a più di qualcuno, ma che diventa oggetto di scherno non già diegetico – poiché i cosetti verdi fanno proprio sul serio, nella storia narrata, e in loro non c’è propensione all’ironia e tantomeno all’autoironia – ma squisitamente linguistico. La Chapelon, attraverso una lingua e un tono che mutano dalla prima all’ultima pagina in maniera talmente graduale da passare inosservata agli occhi di un lettore meno che attentissimo, offre un punto di vista altro attraverso la forma. La discrepanza sempre crescente tra punto di vista e modalità di narrazione dello stesso costringe il lettore a un ruolo attivo – e divertito, perché questo libro è molto divertente – nel decifrare non solo le intenzioni di rettili forse un po’ imbecilli, ma anche quelle dell’autrice nel voler creare una tale discrepanza. Lo costringe infine a una riflessione sulla ricezione dell’opera d’arte in generale e sui rapporti tra letteratura e concetto di famiglia. Chi pensa di avere un’opinione solida in merito sarà costretto a vacillare dopo la lettura de La couleur vietnamienne du Diable.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: