Intanto, da qualche parte nello spazio… – Crepa in affitto

fanta

È uscita l’antologia di fantascienza Intanto, da qualche parte nello spazio…, edita da Gorilla Sapiens Edizioni. All’interno il mio racconto Crepa in affitto, di cui riporto l’incipit.

15 febbraio

In molti ci avranno già pensato, ma una testimonianza in più non farà male. Così ho deciso di prendere appunti, da oggi, su questo piccolo taccuino da natica, nella speranza che siano sufficienti poche pagine a esaurire le cronache di questa follia.
Fra poco andrò a vedere un’altra stanza.

Depphonn mi fa presente – per correttezza, dice – che le pareti non sono troppo recenti, dunque conservano qualche traccia di radioattività, ma raramente bucano nero.
Abituato a una stanza con un intero armadio a buco nero intermittente, rispondo con un cenno distratto della testa, come a dire non importa. Il ricordo del trafàggolo aggrappato all’interno dell’anta sinistra, rinvenuto qualche giorno fa nel vecchio appartamento, mi strappa un sorriso che dall’esterno deve apparire insensato. Sono sempre più rari, quegli animaletti, con tutta la tecnologia a spazio-tempo limitato venuta fuori negli ultimi anni. Nonostante la saliva acida mi stanno simpatici… e poi si attaccano all’uomo solo una volta ogni tremiladiciotto sigarette, per giunta sotto un’unghia del piede: non ho mai compreso l’accanimento delle associazioni antitrafàggolo.
Anche Depphonn sembra simpatico, ma non ci si può mai fidare della prima impressione: la trovata degli affitti a punti ci rende attori forzati. Si farebbe qualsiasi cosa, in fase di colloquio, per apparire onesti e accoglienti. Ma è tutto un ricatto, tutta una finzione basata sul ricatto. E lo sappiamo bene. Un labirinto di segnalazioni, verifiche, punti persi e punti guadagnati, buone condotte e declassamenti, tuguri da ventesimo secolo in bilico tra due dimensioni contro aerocase di prima categoria e ultima generazione. Logiche da malavita organizzata per arrivare alle seconde e non precipitare mai, per carità, nei primi: corruzione, violenza psicologica, falsa testimonianza, diffamazione, prostituzione… ne ho già viste di tutti i colori, in questi primi sei mesi di progetto: un meccanismo da lotteria dell’assurdo in cui ci obbligano alla sfida sotto la facciata della tolleranza. Sfidarsi è bene, non sfidarsi è meglio: un vecchio detto, tanto saggio quanto ignorato.

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