Melamorfosi – Tensioattivi de mierda! – Un racconto escluso

Qui Il metodo Maurìce, un racconto incluso.

Di seguito un racconto escluso dall’antologia Melamorfosi, a cura del Cantiere di Letteratura Notturna, il cui protagonista è Arturo Mela, di cui riporto la descrizione che apre il volume.

melaDoppiatore di dubbio valore, presta la propria voce a qualsiasi genere di produzione, dalla pubblicità al film d’autore, per approdare a un finale declassamento a voce di servizio. Nonostante i mancati riconoscimenti, l’impegno di Arturo per lavorare al meglio è indiscusso; tale è la sua immedesimazione nei diversi lavori, da trasformare la sua vita alternativamente in un cartone, un film d’azione o un documentario. Varie interpretazioni sono state offerte di questa sindrome: c’è chi pensa si tratti di un eccesso di zelo, chi ritiene sia la conseguenza dell’uso di droghe, chi dà la colpa a una immaginazione troppo fervida, e chi infine pensa che il lavoro non c’entri nulla e che il Mela sia per sua propria natura impegnato a vivere una vita di futili inquietudini. Personaggio dall’età imprecisata, il Mela possiede alcune precise caratteristiche che fanno capolino nei vari episodi della sua vita: una malattia sconosciuta che si manifesta a intermittenza; un’intensa passione per i sigari pari soltanto all’odio per i tatuaggi; un interesse per i romanzi d’amore su cui non si sa molto. Le figure di maggior rilevanza nella sua vita sono Consuelo, la governante portoricana, e Graziani, direttore del doppiaggio alla Fonourbis, agenzia per la quale il Mela lavora.

Tensioattivi de mierda!

– Signore! Ma che cazzo fa?
La domanda s’infilò di prepotenza nella coscienza di Arturo: un omone in camice bianco, sospeso tra formalità e irritazione, gliel’aveva urlata, stridula, dietro la testa.
I banconi della macelleria erano due, disposti a L. Quello grande occupava buona parte della parete lunga; quello piccolo, meno esposto, laterale, ospitava tagli di carne bovina.
Arturo si sorprese all’interno di quest’ultimo con l’intero busto, appoggiato su un gomito. Le gambe, in alto, spuntavano fuori, afferrate per le cosce dal macellaio. Aveva uno smartphone in mano e un modesto pubblico che lo guardava, distante, al di là del vetro appannato dal respiro.
Enrichetta, l’anziana e scheletrica dirimpettaia, la sola che fosse rimasta a osservarlo da vicino, era chinata sul bancone all’altezza del viso di Arturo. Negli occhi di lei si scorgeva interesse, come di chi attenda un’informazione o un responso. Quando il macellaio cominciò a tirare, sacramentando, la vecchina lo pregò di far piano e di portare rispetto al signore.

detQuella mattina Consuelo aveva fatto notare ad Arturo che la scelta di uno spray multiuso da un euro e quindici sarebbe stata, forse, un’opzione valida per casalinghe allo stadio terminale di autostima, ma non per una professionista d’alto lignaggio, e che dunque quei tensioattivi de mierda contenuti in quel flacone da maricòn poteva berseli senz’altro diluiti nel whiskey per accompagnare quei suoi sigari così asquerosos da far vomitare il vomito. L’aveva dunque pregato di recarsi inmediatamente a comprare di meglio, e al contempo gli aveva ingiunto di smetterla con quella storia della sensibilizzazione dei vegetariani, perché lei vegetariana non lo era mai stata e col cazzo (traduzione approssimativa di Arturo) che lo sarebbe diventata.
Vestito di tutto punto, Arturo aveva guadagnato la porta di casa.
Il vantaggio dell’incontro con Enrichetta, sul pianerottolo, era quindi stato duplice: da un lato Arturo avrebbe ottenuto consigli sui prodotti per la casa con i tensioattivi più mascolini, dall’altro avrebbe avuto a disposizione un’attenta ascoltatrice e un’esperta di lunga data – molto lunga – di cucina abruzzese, particolare che faceva della signora una sicura alleata nella lotta al vegetarianesimo, condotta dalla Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa nell’ambito di un progetto più ampio per la salvaguardia dei Macellai di Una Volta, purtroppo a rischio d’estinzione.
Illustrare a Enrichetta il concetto di smartphone non era stato facile, mentre si dirigevano al supermercato; tantomeno, una volta fuori, inculcarle la nozione di app e farle intendere come quella peculiare app per smartphone progettata dalla CNAPMI avrebbe salvato i MUV o quantomeno contribuito alla causa, se solo i vegetariani si fossero aperti a un compromesso.
Per fortuna lo spot acquistato dal Portogallo dalla CNAPMI e affidato alla Fonourbis, su un’analoga iniziativa, era stato progettato per la massa.

Anche un idiota potrebbe usarla! Slogan incisivo ed efficace, quello che un elegante signore snocciola a una donna attempata, tenendola sottobraccio tra le viuzze di un borgo di montagna tutto pietre vive e raggi di sole e ragazze alle finestre, fino a giungere a una piazza giocosa di bambini e armoniosa di coppie. Un alito di vento, un sorriso ottuagenario all’indirizzo dell’affascinante Arturo Mela, che pare venuto all’uopo da New York per spiegare che mai più, signora mia, si vedranno animali in mostruose condizioni di allevamento di massa, mai più con Meet your meat, l’applicazione per smartphone che fotografa la provenienza e le abitudini alimentari degli animali morti. Torni anche lei, signora vegetariana, alle abitudini di una volta: si abbandoni al piacere della carne. Lo vede il signor Franco? Da sempre il mio macellaio. Quanti ricordi di quei baffoni biondi e di quel sorriso sincero, signora, di quando ero un bambino e mia madre acquistava da lui odorosi quarti di bue, e quanto rispetto per le carcasse! Venga, le faccio vedere come funziona…

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