Filomena non era bugiarda, 11 – La parola alla maestra Flavia

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Alla mia età, inutile negarlo, si comincia ad avere qualche problemino con la memoria. Niente di preoccupante, s’intende, ma… che stavo dicendo?
Ah, sì! Con tutti gli alunni che ho visto passare sui banchi di scuola, figuriamoci, è facile confondersi.
Quarantatré anni d’insegnamento, mica uno! Fate voi il calcolo, se vi riesce. Quanti saranno stati? Vattelappesca.
Però ci sono dei ricordi che non vanno via. Certo, può svanire qualche dettaglio, qualcun altro si modifica col tempo o s’inventa, ma quando un bambino ti dice che la capitale della Francia è l’Inghilterra, be’… provate voi a farvelo uscire di testa. Si chiamava Gilberto o Alfonso, quello che mi rispose così. Gilberto, ora ricordo… no, no, che dico, si trattava di Alfonso, ne sono sicura.
Io dovevo rimproverarli, quando se ne uscivano con queste bestialità, s’intende. Mica potevo ridere! Certe volte però non ce la facevo, allora uscivo dall’aula con una scusa, mi allontanavo, ridevo finché non mi passava e poi rientravo tutta seria. È un mestiere difficile, il mio, che credete?
Per quanti anni avrò insegnato, vediamo… trentacinque? Quarantacinque? Be’, fa lo stesso: in tutti quegli anni, se c’è una bambina di cui ricordo ogni particolare, per filo e per segno, quella è Filomena. Era il ’78 quando diede la festa per il suo decimo compleanno: il 15 maggio del ’78. Se ne parlò talmente tanto che quella data mi si scolpì in testa. Quanti anni sono passati? Be’, vattelappesca, fate voi il calcolo, se vi riesce.
Io non ci andai, alla festa. Non ricordo più se me ne dimenticai, sta di fatto che non mi presentai. Se avessi saputo che avrebbe avuto tutta quell’importanza non me la sarei persa per nulla al mondo, s’intende, ma come potevo saperlo prima? Nessuno poteva saperlo, che credete?
Però, una cosa posso raccontare su Filomena, una cosa che mi colpiva tanto… ma no, macché Alfonso, fu proprio Gilberto a dire quella castroneria sulla Francia. Pensate: credeva che la capitale della Francia fosse la Svezia. Cose da matti!
Ma insomma, non ci perdiamo in quisquilie. Cosa mi stupiva di Filomena? Le sembrava tutto facile, ecco cosa mi stupiva. Intendiamoci, non era la prima della classe. Lo sarebbe stata se si fosse applicata, ecco. Con le sue capacità, figuriamoci! Ma non lo faceva. Prendeva tutto sottogamba e con il minimo sforzo otteneva buoni voti, spesso anche ottimi.
Sapete che faceva quando dettavo i problemi di matematica? Be’, trascriveva tutto e poi… no, non era Alfonso, e nemmeno Gilberto… possibile fosse Amanda? Be’, vattelappesca, fa lo stesso… che stavo dicendo?
problemaAh, sì! Io dettavo, per esempio: “In una scatola ci sono 234 palline. I 4/5 di queste palline cadono a terra. Di queste, i 6/8 sono grandi 2/3 delle altre a terra e 7/8 di quelle rimaste nella scatola. Di questi 6/8, i 10/12 sono palline gialle a strisce. Di queste, la metà è a strisce blu e i 3/4 dell’altra metà sono a strisce nere. Di che colore è la scatola?”
Una volta appuntato il tutto, Filomena incrociava le braccia e distoglieva lo sguardo dal foglio. Quando le chiedevo perché non lavorasse, lei alzava le spalle e diceva di soffrire di un disturbo alla vista.
– Non vedo proprio dove sia il problema! – sbuffava.
E io, ogni volta, dovevo allontanarmi dall’aula.

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