Filomena non era bugiarda, 8 – Un gioco all’aperto

fanta

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Luisa e Giovanni convivono da quasi venti anni in un grazioso bilocale in periferia. Da quelle parti gestiscono una libreria specializzata in romanzi e racconti di fantascienza. Si sono guadagnati in breve tempo la simpatia di molti, l’indifferenza di pochi, l’invidia di nessuno.
Il 20 giugno dell’82 non si erano ancora dichiarati l’un l’altra, ma tutto lascia supporre che non ignorassero, già allora, di nutrire sentimenti reciproci.
In ogni caso, dicono, qualsiasi dubbio fu eliminato dallo specchio nel bagno al piano di sopra. Anche altre cose vennero a galla grazie a quell’aggeggio, ma questa è un’altra storia.
Luisa e Giovanni raccontano, con sorrisi che provengono da quel giorno, che dopo il dolce il signor Dario propose a tutti di trasferirsi in giardino per giocare un po’.
Chi si aspettava un pallone, un frisbee, una piscina o qualcosa del genere rimase deluso, perché una volta giunti sul retro, seguendo i passi del papà di Filomena, i bambini si trovarono di fronte a un enorme letto, con tanto di lenzuola, coperte e cuscini.
Vedendo smorzarsi i sorrisi sui volti di tutti, Filomena disse di non preoccuparsi e consigliò a Luisa, che si trovava lì a fianco, di scostare le coperte tra i cuscini e la testiera del letto.
Luisa eseguì e scoprì con sorpresa quattro piccoli reattori installati nello spessore del materasso. Alla base c’erano delle ruote simili a quelle di un treno, solo più piccole.
materasso– Allora, – intervenne gioviale il signor Dario, – chi vuole fare il primo lancio col materazzo?
Prima ancora che terminasse la domanda, Luisa aveva afferrato d’istinto un braccio di Giovanni e l’aveva trascinato con sé in postazione.
– Bene! – esclamò il signor Dario – Ecco i primi volontari. Tenetevi forte, mi raccomando, e rimboccatevi le coperte!
A quel punto sollevò un pomello sul lato sinistro della testiera e il materazzo incominciò a rombare e a tremare, sconquassando il pranzo ancora in circolo negli stomaci dei due passeggeri.
Poi partì in una nuvola di fumo, schiacciando Luisa e Giovanni sulle assi della testiera alle loro spalle. Ad attenderli, duecento metri più avanti, c’erano tre pareti gommose, chiuse da un soffitto dello stesso materiale, che formavano una specie di stanzetta larga poco più del letto. Il materazzo ci s’infilò con precisione scorrendo sui binari.
Poco prima dell’impatto, intimoriti ed eccitati allo stesso tempo, Luisa e Giovanni intrecciarono le dita. Così, mano nella mano, rimbalzarono tre o quattro volte in ogni direzione, tra le pareti molli, prima di ricadere sul letto.
Dopo, volevano farlo ancora.

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