Filomena non era bugiarda, 7 – Scale torte

scala

Qui la testimonianza precedente.

Qui la testimonianza successiva.

Margherita, compagna di banco di Filomena in terza e quarta elementare, ci racconta che nel ’96 fondò la rivista mensile ABC: Architettura e Buona Cucina, e ne diede alle stampe il primo numero.
Le pagine iniziali erano occupate da un lungo racconto, scritto dalla stessa Margherita, in cui si spiegava come l’idea del periodico risalisse a molti anni prima, precisamente al 20 giugno dell’82.
Da una vecchia cartellina, Margherita estrae alcuni fogli scritti a macchina e ce li mostra, dichiarando che si tratta del manoscritto originale del racconto.
Ne trascriviamo un estratto.

Alla fine del pranzo, il signor Dario e la signora Dina ci dissero che era giunta l’ora del dolce.
Nonostante avessimo tutti mangiato a sazietà e più di qualcuno avesse voglia di giocare in giardino, la notizia fu accolta con entusiasmo. I dolci sono pur sempre i dolci, soprattutto per i bambini. Dunque rimanemmo tutti ai nostri posti, ma la signora Dina, inaspettatamente, ci chiese di alzarci e di seguirla fino alla stanza delle torte.
Che quella giornata fosse piena di cose straordinarie non era più un segreto per nessuno: ne avevamo già viste di tutti i colori e mancavano ancora l’intero pomeriggio e la cena; ma che in casa ci fosse addirittura una stanza dedicata esclusivamente alle torte lasciò tutti a bocca aperta.
Seguimmo i genitori di Filomena per un lungo corridoio, su cui si affacciava un numero impressionante di porte. Ne aprirono una sulla destra e ci invitarono a entrare.
La stanza era quadrata. Fatta eccezione per una finestra e per una piccola scala a spirale in fondo a sinistra, non conteneva altro che lunghi scaffali, su quattro livelli, zeppi di biscotti, pasticcini, caramelle e torte di ogni tipo.
– Ma questi non sono per voi – ci informò Filomena osservando i nostri sguardi ghiotti e deludendo le nostre aspettative. – A voi – continuò – ci pensa la zia Paola. Vi aspetta lassù – disse accostandosi alla scaletta.
Inizialmente ci fu un po’ di trambusto perché ci precipitammo in massa verso la scala, ma il signor Dario e la signora Dina riuscirono a domarci e a farci disporre in fila, in modo da salire uno alla volta.
Non appena il primo di noi mise piede sugli scalini, assunse un’aria rilassata e gaudente. Lo stesso fecero gli altri.
tortaCapii perché quando arrivò il mio turno. Al contatto con i piedi, i primi gradini prendevano a carezzarli dolcemente e quelli successivi, che procedevano verso l’alto torcendosi sull’asta centrale, si allungavano impercettibilmente sulla nuca e sulle guance, massaggiandole.
Si trattava, ci spiegarono in seguito i nostri ospiti, di una modernissima scala a coccola.
Giunti al piano superiore, ci si ritrovava in una stanza molto più piccola, al centro fra due tavoli ricoperti di fette di torta appoggiate su piattini di porcellana.
A distribuirle, come annunciato, c’era la zia Paola. A ogni femmina toccava la torta alla coccolata, a ogni maschio la torta al coccolato.

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