Filomena non era bugiarda, 4 – Illuminazione

Qui la testimonianza precedente.

Qui la testimonianza successiva.

Per vari motivi, non è stato possibile incontrare tutti gli ex compagni di classe di Filomena. Con alcuni, però, siamo riusciti a parlare al telefono per qualche minuto, come nel caso di Amanda. Riportiamo di seguito il nocciolo del suo racconto.

criceto-thumb2237558Parlare di Filomena sarebbe interessante da un punto di vista psicologico, ma non è in veste professionale che esprimerò la mia opinione.
Credo di essere stata l’unica a continuare a credere, anche dopo la festa dell’82, che Filomena mentisse in tutto e per tutto. D’altra parte, questo devo ammetterlo, rimasi in casa sua per poco tempo, dunque non escludo la possibilità di essermi persa qualche episodio strambo o divertente, ma niente di più.
Mi ricordo che arrivai verso le dieci di mattina, ma già verso mezzogiorno i miei genitori vennero a prendermi, a causa di un’emergenza. Il criceto Karl era di nuovo fuggito: era convinto di poter raggiungere la ruota panoramica di Vienna a piedi, poverino… e per giunta sbagliava direzione.
Ma torniamo a noi: l’unico frangente di qualche interesse che ricordo, e che dovrebbe convincere chiunque dell’egocentrismo di Filomena, riguarda il mio arrivo.
Bisogna premettere che l’antipatia tra noi due era sempre stata di dominio pubblico e che durante tutte le elementari ci rivolgemmo la parola sì e no quattro volte.
Io non sono mai stata abituata a farmi dei nemici, ho sempre socializzato con tutti e conquistato la stima di chi mi sta intorno, ma trovavo Filomena davvero insopportabile. Era più forte di me: non riuscivo a non evitarla.
Be’, non feci in tempo a entrare che mi trascinò al piano di sopra, prendendomi per mano, senza nemmeno darmi modo di salutare gli altri. Di sicuro mi presero per maleducata. Non so spiegarmi quel gesto se non come manifestazione di un gran bisogno di attenzioni. Filomena voleva entrare nelle mie grazie mostrandomi qualcosa che ai suoi occhi appariva interessante. Insomma, per farla breve voleva far colpo su di me.
Mi fece entrare nella camera dei suoi genitori.
– Sai cos’è quello? – mi chiese indicando un lampadario, che pendeva in corrispondenza della piazza destra del letto matrimoniale.
– Ma… certo, – risposi perplessa, – è un lampadario.
– Brava, – mi disse, – e quella?
Indicava ora una lampadina penzolante sopra la piazza sinistra del letto.
– È una lampadina – risposi in fretta, indispettita, per tagliar corto e raggiungere gli altri.
– Esatto! – cinguettò Filomena – LampaDario e LampaDina!
Ora, giudicate voi se quella bambina diceva o no scemenze.

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