Filomena non era bugiarda, 3 – Un’organizzazione di un certo lavello

spugna

Qui la testimonianza precedente.

Qui la testimonianza successiva.

Annalisa, ristoratrice di successo, dichiara di aver odiato le faccende domestiche per tutta l’infanzia.
In particolar modo, mal sopportava dover lavare i piatti un giorno sì e un giorno no in alternanza con la madre, dal momento che suo fratello maggiore e suo padre non facevano che stravaccarsi sul divano e guardare la televisione, dopo i pasti, senza dare il minimo aiuto.
Annalisa ama affermare che, se non fosse stato per Filomena, non avrebbe trovato una soluzione. Addirittura, forse, non si sarebbe mai appassionata alla cucina, che non era altro, per lei, che il triste teatro di un obbligo ingiusto. Almeno così aveva visto le cose fino al 20 giugno dell’82.
Dopo la festa, Annalisa diventò la migliore amica di Filomena. Non immediatamente, ci dice, è chiaro, per queste cose ci vuole tempo, ma già da quella domenica cercò e trovò la confidenza della padroncina di casa, perché sbirciando in cucina aveva visto qualcosa di molto strano che non le riusciva di capire.
Domandare spiegazioni ai signori Dario e Dina sarebbe stato troppo imbarazzante. Così, inizialmente spinta dalla sola curiosità, Annalisa si era rivolta a Filomena.

Dishes-and-Buttons-illustration-2011Filomena le spiegò che il signore in cucina, fermo davanti al lavello, era lo zio Nino.
Lo zio Nino fissava il lavello solo di domenica, giorno di riposo di Marzia e Franco, la coppia assunta dai genitori di Filomena per quel compito. In occasione della festa, però, si attendeva a momenti anche l’arrivo della zia Paola, perché Dario e Dina, troppo impegnati a badare a tutti quei bambini, non avrebbero potuto dare il cambio allo zio.
– Ma perché bisogna guardare il lavello? – aveva chiesto a quel punto Annalisa.
Filomena, senza rispondere, fece cenno di seguirla in cucina e chiese allo zio Nino di guardare da un’altra parte, solo per un minuto.
Lo zio, senza distogliere lo sguardo dal lavello vuoto, aggrottò le sopracciglia e scosse impercettibilmente la testa in segno di diniego. Allora Filomena promise che avrebbe lavato lei i piatti.
– E va bene – sospirò lo zio, con tono di bonario rimprovero.
In men che non si dica, il lavello si riempì di piatti e stoviglie di ogni sorta. Era tutta roba sporca, come fossero i resti di una grande cena.
Filomena, sotto lo sguardo incredulo di Annalisa, si mise a lavare il tutto con impegno.
– Vedi? – disse alla compagna, insaponando una manciata di forchette – Se nessuno lo osserva, per dispetto questo lavello si riempie di piatti sporchi, quindi bisogna fare i turni. Per fortuna ci sono Marzia e Franco, altrimenti… Di domenica, poi, ci pensiamo noi con l’aiuto dello zio.
– E perché non lo cambiate? – domandò Annalisa.
– Be’, se lo gettassimo nessuno lo guarderebbe più e il mondo si riempirebbe di piatti sporchi in quattro e quattr’otto.
In quel momento Annalisa ebbe un’idea grandiosa.
Convincere sua madre a scambiare di nascosto i lavelli non fu difficile. L’aiuto della famiglia di Filomena non mancò.
Il padre e il fratello di Annalisa furono messi di fronte all’evidenza che in sole due persone non sarebbe stato possibile sorvegliare il lavello giorno e notte. Non ebbero quindi modo di rifiutare i turni e accettarono di lavare i piatti in caso di distrazioni, molto più frequenti di quanto immaginassero al momento dell’accordo.
Ad assumere qualcuno nemmeno ci pensarono, e d’altra parte Annalisa, che aveva tenuto nascosti certi particolari della storia perfino alla madre, non lo suggerì mai.
Nessuna famiglia volle fare a cambio, così le cose andarono avanti in quel modo per qualche anno, finché, sostiene Annalisa, il lavello non si stancò.

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