Poi torna a casa e fattene una ragione

forma-nasoTu prova a prenderti una pausa, datti una lavata e vai via. Una cosa breve: tre, quattro, cinque giorni al massimo. Fallo quando ti senti stanco: quando non sopporti più nessuno, quando il portone di casa tua ha la maniglia troppo pesante, quando passi le giornate a pensare al fatto che stai passando le giornate pensando al fatto che stai passando le giornate pensando al fatto.
Fermati in luoghi che non conosci. Incontra gente, fai conversazione, bevi un po’, passeggia a caso per le strade, muoviti lentamente, fissa per qualche minuto un muro che ti piace, non pretendere qualcosa da un lungomare o da una piazza circolare, non evocare nomi cose animali città, guarda le facce delle persone, ascolta gli accenti senza farti venire in mente dei luoghi comuni, smettila una buona volta di mangiarti le unghie. Poi ricomincia da capo e presta più attenzione alle facce.
Ora guarda il tizio che ti sta servendo da bere: è Ben Gazzara, e sua moglie è la tua professoressa di biologia del liceo. Torna al tavolo, dai ragazzi con cui hai attaccato bottone poco fa. Quello con il maglione verde è il protagonista del libro che ieri leggevi in treno, proprio come l’avevi immaginato; la ragazza con la giacca nera è la stessa che un anno fa hai convinto a salire da te e che non ti ha più risposto al telefono.
Ora che sei a questo punto fai una cosa: esci in strada e vai in stazione, prendi il primo treno e cambia città, fai lo sforzo di non sviare lo sguardo da ciò che ti attrae, ricomincia da capo ancora una volta.
Quello che sta parcheggiando la bici è Mr. Satan di Dragon Ball Z. La sua ragazza ha gli zigomi alti e il naso un po’ adunco. Sono gli stessi zigomi e lo stesso naso che non ti piacevano in Daniela. Ora vorresti rubare la ragazza a Mr. Satan, per quegli zigomi e per quel naso.
Mentre ti rendi conto di non andare oltre te stesso scopri di non ricordare il cognome di Daniela e di esserne stato innamorato. Come sempre è troppo tardi. Sei già invecchiato nelle facce degli altri.

Questo racconto si trova in Sottrazione (Gorilla Sapiens Edizioni).

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  1. è vero: è sempre troppo tardi, quando ti accorgi di aver allucinato la fisionomia di una persona nota nei tratti di uno sconosciuto: la mente inconscia t’ha già sorpassato in curva e preceduto sul filo di lana. magari solo di pochi millisecondi, ma tant’è…
    : )
    vieppiù, per quanto si possa fuggire verso un altrove, come diceva zio Borges, non c’è scampo dalla memoria (e quindi da nostalgia e rimpianto)
    più filosofico del solito, ti trovo. com’è? la vecchiaia che avanza?
    : )))

  2. Non temere, ho già ricominciato a scrivere cretinate. A dispetto di ciò, la vecchiaia avanza comunque. Mi toccherà surgelarla.

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