Appunti per un futuro letterario all’insegna dell’inconsistenza

appunti

1) Fingere di rivalutare autori di scarso rilievo, da tempo accantonati dalla critica.

2) Provocare una discussione sul noir e sul poliziesco, possibilmente in un’occasione ad alto contenuto letterario quale un buffet post-presentazione di libro di nota casa editrice e di altrettanto noto autore. Attendere che siano state espresse con sicumera almeno quattro banalità e a quel punto annunciare, aiutandosi con una gesticolazione denotante grande ingegno, l’intenzione di scrivere un romanzo il cui protagonista tenti di farsi uccidere da tutti i serial-killer del mondo senza mai riuscirvi. Aggiungere, nell’attimo di pensoso silenzio che di certo seguirà la sconcertante rivelazione, che il titolo dell’opera sarà “Serial-killed”. Ora, almeno uno degli interlocutori non resisterà alla tentazione di far notare quanto sia sciocco un titolo del genere, poiché il tizio, di fatto, non viene mai ucciso. Schiaffeggiare moralmente il malcapitato o la malcapitata assumendo un’espressione incontestabilmente freudiana e il tono di voce pacato e accomodante di chi spieghi a un bambino, per la terza o quarta volta, una qualsiasi ovvietà. Con questi due semplici accorgimenti, replicare con la seguente battuta: “Ma è proprio questo il punto: il fulcro del mio romanzo sarà l’atto mancato”.

3) Scrivere un racconto su un alluce il cui motto sia: “Perché io valgo”.

4) Scrivere un racconto con il seguente argomento: Duilio si trasferisce da Mirano (VE) a Roma per motivi di lavoro. Si rende conto, ben presto, di non trovarsi a proprio agio nella capitale, soprattutto a causa del continuo ricorso all’approssimazione da parte dei suoi colleghi e superiori indigeni. Scopre un attento ascoltatore in un ragazzo cinese che lavora nel bar sotto casa sua, con il quale inizia a dar sfogo alle proprie frustrazioni dopo l’orario d’ufficio. Nascerà così una splendida amicizia, destinata purtroppo a interrompersi quando il protagonista verrà a sapere che il barista cinese, parlando di lui con terzi, ha diffuso la voce che “Duilio viene da Milano”.

5) Scrivere un racconto su un tale che pronuncia la parola jazz con la erre moscia.

6) Pronunciare la parola jazz con la erre moscia.

7) Inserire l’aggettivo “lacaniano” nelle proprie conversazioni.

8) Citare molti autori dal nome tripartito come Robert Louis Stevenson, Jorge Luis Borges, Gabriel Garcia Marquez, Edgar Allan Poe, Carlo Emilio Gadda, Sveva Casati Modignani, David Foster Wallace…

9) Utilizzare spesso ed erroneamente l’espressione “piuttosto che”. Utilizzare l’avverbio “paradossalmente” a vanvera.

10) Disprezzare la letteratura d’intrattenimento.

11) Fare letteratura d’intrattenimento.

12) Dichiarare pubblicamente la propria avversione al romanzo in favore del racconto, prevenendo con acconce argomentazioni (non importa quanto le si creda valide) le sicure illazioni di alcune malelingue su una presunta incapacità nel maneggiare gli strumenti di una narrazione più estesa.

13) Scrivere delle note che abbiano come titolo Appunti per un futuro letterario all’insegna dell’inconsistenza che ne contengano una in cui si consigli di scrivere delle note che abbiano come titolo Appunti per un futuro letterario all’insegna dell’inconsistenza.

14) Infarcire i propri scritti di citazioni e sfidare gli amici a coglierle. Regalare una copia autografata dell’ultimo libro pubblicato a chi riesca a individuarne il maggior numero.

15) Citare Umberto Eco con l’aria di chi la sa lunga.

16) Citare Carmelo Bene con l’aria di chi la sa lunga.

17) In presenza di intellettuali di vario genere, dire spesso frasi a effetto tipo: “non è che io sia a favore del plagio: semplicemente, il plagio non esiste”; oppure: “la coerenza è decisamente sopravvalutata”; oppure: “il neorealismo è quanto di più intellettualmente disonesto il cinema italiano abbia mai avuto”; oppure: “il minimo di pasta che occorre per due persone è cinquecento grammi”.

18) Sostenere che non esistono i generi letterari: uno scrittore è uno scrittore e basta.

19) Progettare la stesura di un thriller psicologico.

20) Di un romanzo noioso, dire che è un magistrale esempio di sobrietà.

21) Pronunciare in maniera personalizzata i nomi di autori russi e francesi.

22) Spedire a molti editori, insieme al proprio manoscritto, una lettera di presentazione in cui si sottolinei il fatto che la propria opera è stata giudicata con estremo favore da ben quattro persone, tra parenti e amici, tutte laureate (non è necessario specificare in cosa).

23) Appurare, tramite consigli di conoscenti minimamente assennati, che la proposta editoriale appena ricevuta sia una parafrasi del motto “scemo chi firma”. Fatto questo, apporre comunque la propria firma in fondo al contratto, perché “un errore è concesso a chiunque” e soprattutto perché il proprio nome su una copertina non ha prezzo, tanto più che c’è anche il codice isbn, non so se mi spiego. Aggiungere, per chi non fosse convinto della validità delle due argomentazioni appena esposte, che bisogna “entrare nel meccanismo e tentare di smantellarlo da dentro”.

24) Assumendo un’espressione profonda come un pozzo, fare la seguente dichiarazione durante un’intervista: “Sono le storie stesse che chiedono prepotentemente di essere messe su carta: io, semplicemente, obbedisco ai loro ordini”.

25) Dichiarare che “in fondo tutto ciò che si scrive è in qualche modo autobiografico”.

26) Inserire nel titolo di un proprio libro il nome di un personaggio molto popolare che non abbia nulla a che fare con il contenuto dell’opera (Karl Marx, Vasco Rossi, Pier Paolo Pasolini, Fabrizio De André, Stanley Kubrick etc…).

27) Ridere degli errori grammaticali negli scritti altrui, stupendosi che degli analfabeti di quel calibro credano di essere scrittori e abbiano addirittura pubblicato dei libri. Considerare i propri errori grammaticali semplici svista che possono capitare a chiunque o, più arditamente, giochi linguistici.

28) Rifiutarsi di rispondere a domande sui propri autori di riferimento. Sostenere, se si ha tempo e se si ha voglia, che non esistono autori di riferimento.

29) Render note le proprie letture tramite facebook e corredare il bel gesto di un breve commento scritto di proprio pugno in cui il tasso di genericità sia altissimo, ma nel quale si voglia far intendere che la propria visione dell’opera in questione è del tutto personale e si distacca nettamente dai luoghi comuni della critica sull’autore, troppo spesso frainteso da un atteggiamento odiosamente accademico o, in ogni caso e per qualsiasi motivo si riesca ad addurre, del tutto fuorviante. Se si effettua tale operazione a proposito di Kerouac o Bukowski o Miller o Burroughs il successo è assicurato. Ultimamente non si rischia molto neanche a tirare in ballo Wallace o Bolaño.

30) Se capita di scrivere una recensione, fare in modo di utilizzare l’espressione mise en abyme: è molto chic.

31) Individuare differenze tra due opere consecutive di uno stesso autore, dimostrando di possedere un sottile spirito analitico, anche se non se ne è notata alcuna. È consigliabile che le differenze fatte oggetto d’esame giochino a sfavore dell’opera più recente, poiché in tal caso si potrà affermare, tra le altre cose, che l’autore si è decisamente “imborghesito”. Ottimo anche il termine “addomesticato”.

32) Se un libro altrui è un successo commerciale, classificarlo automaticamente come spazzatura (va da sé che non bisogna averlo letto, perché ciò che conta in questi casi è il pregiudizio critico). Se il proprio libro è un successo commerciale, sorridere al pensiero che una volta tanto, in questo paese, è riconosciuto il reale valore di un’opera. Se il proprio libro vende poco, dare la colpa a questo paese di merda in cui si vende solo spazzatura.

33) Dopo aver letto i precedenti appunti, credere di essere al di sopra degli atteggiamenti che vi sono descritti, riderne e pensare con un misto di disprezzo e commiserazione a tutte le persone che si conoscono che – loro sì, poverine – sono proprio fatte così.

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